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Fed, sei pronta? Mercati in attesa del verdetto

Saverio Berlinzani
September 15, 2026

FED, SEI PRONTA?


La settimana che porta alla decisione della Fed è cominciata con una chiusura negativa di Wall Street, penalizzata soprattutto dal forte sell-off sui titoli tecnologici legati all'intelligenza artificiale, in particolare nel settore dei microchip e su Nvidia, oltre che dalle tensioni sul fronte energetico, con un forte rialzo del prezzo del petrolio.


L'S&P 500 ha perso lo 0,48%, il Nasdaq ha chiuso a -0,56% e il Dow Jones ha ceduto lo 0,29%.


Da segnalare, a conferma di questo scenario, che il rendimento del Treasury decennale statunitense è salito sopra il 5%, registrando la quinta seduta consecutiva di rialzo. La ragione va ricercata nell'aumento del prezzo del petrolio, che alimenta l'inflazione e, di conseguenza, la reazione delle banche centrali, orientate a mantenere una politica monetaria restrittiva.


I mercati ormai scontano con una probabilità del 92% un rialzo del costo del denaro di 25 punti base nella riunione di domani sera, anche a causa della pubblicazione degli indici PPI e CPI statunitensi, risultati superiori al consensus e su livelli tali da spingere la Fed ad agire con decisione.


Anche l'indice VIX, pur rimanendo sotto quota 20, è salito oltre i 17 punti, a dimostrazione del fatto che, gradualmente, la tensione sui mercati sta aumentando.


PETROLIO


La causa principale di questo crescente clima di incertezza è certamente il prezzo del petrolio, che continua imperterrito a salire senza soluzione di continuità.


Il Brent oscilla tra 104 e 108 dollari al barile, mentre il WTI si muove intorno ai 100 dollari, dopo un inizio di settimana volatile, con gli investitori ancora preoccupati per la crescente incertezza relativa all'offerta globale.


L'oleodotto saudita East-West, che rappresenta una rotta alternativa allo Stretto di Hormuz, rimane chiuso a seguito degli attacchi con droni, senza alcuna indicazione chiara sulla ripresa delle operazioni.


Anche un incontro diplomatico tra l'Iran e gli Stati arabi del Golfo, previsto per discutere della situazione nello Stretto di Hormuz, è stato improvvisamente rinviato.


Nel frattempo, l'Iran ha dichiarato che una superpetroliera, che tentava di entrare in un'area riservata a Hormuz, è esplosa dopo aver urtato alcune mine. Teheran ha inoltre ribadito che non avvierà colloqui con gli Stati Uniti fino a quando le proprie richieste non saranno soddisfatte.


Nell'Europa orientale, il presidente Zelenskyy ha affermato che l'Ucraina è pronta a interrompere gli attacchi contro obiettivi energetici russi se anche la Russia farà lo stesso. Una dichiarazione che contraddice quanto sostenuto dal presidente statunitense Trump, secondo il quale Mosca e Kiev avrebbero già concordato una sospensione reciproca degli attacchi alle infrastrutture energetiche.


Insomma, sono ancora troppe le questioni aperte sui tavoli della diplomazia per poter sperare concretamente in una pace duratura e nella fine delle ostilità, condizioni necessarie per favorire un ritorno del prezzo del petrolio verso livelli più contenuti.


VALUTE


Il dollaro, come sappiamo, è tornato a rafforzarsi, sostenuto sia dai rendimenti più elevati offerti rispetto alle valute concorrenti, sia dalle aspettative di ulteriori mosse hawkish da parte della Fed nei prossimi mesi.


A ciò si aggiunge il ruolo del biglietto verde come principale valuta rifugio in fasi di incertezza come quella attuale.


L'EUR/USD è sceso a 1,1520, primo supporto interessante di medio termine che, se violato, potrebbe aprire la strada a un test dell'area 1,1420-1,1430.


Anche il Cable è arretrato fino a 1,3480, con supporti chiave situati nell'area 1,3430-1,3440.


L'USD/JPY continua la sua fase di correzione, con quota 155,00 ormai non lontana. Tuttavia, anche i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi hanno superato il 3%, attestandosi al 3,02%, elemento che potrebbe spingere la banca centrale giapponese ad aumentare anch'essa il costo del denaro nella riunione di venerdì prossimo.


Le valute oceaniche restano deboli, con l'AUD/USD che tenta di violare al ribasso quota 0,7120 e il NZD/USD fermo sul supporto di area 0,5750.


L'AUD/NZD si avvicina a livelli di eccesso in area 1,2380-1,2400.


L'EUR/CHF prosegue nella sua correzione ribassista verso 0,9440, mentre l'USD/CHF rimane sotto la zona chiave di 0,8190-0,8200. Una sua violazione aprirebbe la strada a un test dell'area 0,8310-0,8320.


IL GOLD TIENE


In un contesto caratterizzato da un rafforzamento del dollaro e da un rialzo dei rendimenti obbligazionari, ci si sarebbe potuti aspettare una flessione dell'oro che, come sappiamo, non offrendo rendimenti, tende a soffrire la concorrenza degli altri asset finanziari.


Eppure, il metallo prezioso continua a mantenersi vicino ai 4.300 dollari l'oncia, un supporto che, almeno per il momento, ha tenuto egregiamente, pur lasciando i prezzi in prossimità dei minimi delle ultime cinque settimane.


I livelli da monitorare al ribasso sono 4.280 e 4.250 dollari. Una loro eventuale violazione potrebbe spingere le quotazioni verso quota 3.950, vero baluardo di medio-lungo termine.


Al rialzo, invece, soltanto un ritorno sopra i 4.400 dollari consentirebbe di tornare a parlare di concrete prospettive rialziste.


CINA


Ad agosto 2026, le vendite al dettaglio in Cina sono aumentate dello 0,4% su base annua, rallentando rispetto al +0,6% registrato a luglio e risultando inferiori alle attese del mercato, che prevedevano una crescita dello 0,8%.


Le vendite di automobili di fascia alta hanno continuato a diminuire, segnando un calo del 18,5%. Deboli anche altri comparti, tra cui mobili, materiali da costruzione e gioielli in oro e argento.


Escludendo però il settore automobilistico, le vendite al dettaglio hanno mostrato una dinamica più incoraggiante, registrando una crescita del 2,5%.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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