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Wall Street ruggisce, BoJ ferma e petrolio sotto pressione

Saverio Berlinzani
July 31, 2026

IL RUGGITO DEL LEONE FERITO


Wall Street ha chiuso la sessione del 30 luglio 2026 in forte rialzo, mettendo a segno un netto rimbalzo guidato dai titoli tecnologici e dal comparto dei semiconduttori.


I mercati hanno reagito positivamente ai solidi risultati trimestrali legati al cloud e all'intelligenza artificiale, superando le recenti incertezze sulla politica monetaria della Federal Reserve.


Il Nasdaq ha chiuso a +2,78%, interrompendo una striscia negativa di sei sedute consecutive. L'S&P 500 si è fermato a +1,66%, mentre il Dow Jones ha guadagnato l'1,19%, chiudendo a 52.208 punti.


Il motore della giornata è stato il comparto tecnologico, caratterizzato da forti divergenze tra i singoli colossi.


Microsoft ha registrato un balzo fino al +14%, grazie all'accelerazione dei ricavi legati ai servizi cloud e all'IA. Al contrario, Meta è crollata del 9% a causa di stime sui ricavi futuri giudicate deludenti e di massicci investimenti in conto capitale (CapEx), non ancora bilanciati da profitti immediati.


Infine, l'intero comparto dei chip ha messo a segno forti rimbalzi dopo i significativi ribassi della sessione precedente.


BOJ, NULLA DI FATTO


Nella riunione di questa notte, la Banca del Giappone ha mantenuto invariato il tasso di interesse di riferimento a breve termine all'1,0%, lasciando i costi di finanziamento al livello più alto dal settembre 1995, dopo l'aumento di 25 punti base registrato a giugno.


Il consiglio direttivo ha avvertito che l'inflazione di fondo potrebbe superare l'obiettivo del 2%.


La decisione, ampiamente prevista dal mercato, è stata approvata con otto voti favorevoli e uno contrario. Il membro del consiglio Takata aveva infatti proposto un aumento del tasso all'1,25%.


Il board ha giudicato i rischi per l'attività economica sostanzialmente bilanciati, pur sottolineando la necessità di monitorare l'impatto della domanda globale legata all'intelligenza artificiale e le fluttuazioni dello yen.


Nelle sue previsioni trimestrali, la BoJ ha ridotto le stime di inflazione per l'anno fiscale 2026 dal 2,8% al 2,5%, in seguito alle misure governative volte ad alleviare i costi energetici estivi per le famiglie.


Allo stesso tempo, i responsabili della politica monetaria hanno leggermente rivisto al rialzo le stime di crescita del PIL per l'anno fiscale 2026, portandole allo 0,6% dallo 0,5%, grazie alla resilienza della domanda interna e al sostegno garantito dalle nuove misure.


VALUTE, JPY SOTTO LA LENTE


Tra i principali movimenti sul mercato valutario, spicca quello dello yen giapponese.


La valuta nipponica ha registrato un'impennata fino al 3,5%, raggiungendo quota 158 contro il dollaro dai livelli di 163,70 della prima parte della sessione. Successivamente ha ritracciato fino a circa 160,5, durante la notte, dopo il nulla di fatto della BoJ.


I mercati sospettano che Tokyo sia intervenuta nuovamente per sostenere la valuta in vista della decisione di politica monetaria della Banca del Giappone.


Il Nikkei ha riportato che le autorità giapponesi sarebbero intervenute sul mercato valutario e che funzionari statunitensi avrebbero richiesto quotazioni del cambio dollaro-yen.


Il Ministro delle Finanze giapponese, Satsuki Katayama, ha più volte ribadito che le autorità sono pronte a intervenire in qualsiasi momento, sottolineando al contempo che il Giappone rimane in stretto contatto con gli Stati Uniti sulle questioni valutarie.


Lo yen si era indebolito fino a toccare i minimi degli ultimi 40 anni all'inizio del mese, sotto la pressione dell'aumento dei costi energetici, delle preoccupazioni fiscali e degli ampi differenziali dei tassi di interesse.


PETROLIO


Venerdì il Brent è sceso sotto gli 85 dollari al barile, ma si avvia comunque a chiudere il mese con un rialzo superiore al 20%, a causa della rinnovata escalation tra Stati Uniti e Iran, che minaccia ulteriori interruzioni delle forniture energetiche in Medio Oriente.


L'esercito statunitense ha lanciato nuovi attacchi contro obiettivi iraniani in risposta alle azioni di Teheran contro infrastrutture americane nella regione, smorzando le speranze di una svolta diplomatica nel breve termine.


Ciononostante, il traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è aumentato dopo il recente rallentamento, consentendo il transito di milioni di barili di greggio.


Dal punto di vista tecnico, il mercato rimane inserito in una fase ribassista. I recenti rialzi sembrano configurarsi come semplici correzioni tecniche all'interno del trend principale, che, osservando esclusivamente il quadro grafico, appare ancora orientato verso una prosecuzione della discesa.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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