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Wall Street riapre tra petrolio e valute

Saverio Berlinzani
September 08, 2026

RIAPRE WALL STREET


Wall Street ieri è rimasta chiusa per il Labor Day, ma non sono comunque mancati i temi sui quali gli investitori saranno chiamati a confrontarsi già a partire da oggi.


La settimana si è aperta con una nuova accelerazione del prezzo del petrolio a causa del conflitto in Medio Oriente, mentre la Casa Bianca prova ad aprire un canale diplomatico tra Mosca e Kiev per risolvere la guerra in Ucraina.


Il Brent è salito ancora, raggiungendo i 97,7 dollari al barile, dopo il rialzo di quasi il 10% della scorsa settimana, legato ai timori di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz.


A sostenere i prezzi contribuisce anche un nuovo attacco a un impianto di Saudi Aramco nella città saudita di Jizan, vicino al confine con lo Yemen, un'area già colpita più volte in passato dai ribelli Houthi nell'ambito della loro campagna contro l'Arabia Saudita.


VALUTE


Stamani lo yen giapponese apre in deciso rialzo, con l'Usd/Jpy a 153,40 per dollaro, raggiungendo il livello più alto da febbraio e invertendo la tendenza ribassista che a luglio aveva spinto la valuta sui minimi degli ultimi 40 anni.


Il rally è stato trainato dalla chiusura delle posizioni di carry trade, dalle aspettative di rimpatrio dei capitali e dalla crescente pressione politica statunitense sul Giappone affinché sostenga lo yen attraverso una politica monetaria più restrittiva.


I mercati ora si attendono che la Banca del Giappone aumenti i tassi d'interesse questo mese. Un consigliere economico del Primo Ministro Sanae Takaichi ha infatti affermato che la banca centrale probabilmente aumenterà i tassi a settembre e procederà con ulteriori rialzi entro gennaio del prossimo anno.


Queste dichiarazioni evidenziano la crescente consapevolezza, all'interno dell'amministrazione Takaichi, che in precedenza aveva privilegiato un approccio accomodante, della necessità di un ulteriore inasprimento della politica monetaria della BoJ per frenare l'eccessivo indebolimento dello yen.


Nel frattempo, i dati hanno mostrato che i salari giapponesi sono cresciuti al ritmo più rapido dal 1997, rafforzando la necessità per la BoJ di proseguire nel percorso di rialzo dei tassi.


Il PIL giapponese è cresciuto dello 0,4% su base trimestrale nel secondo trimestre del 2026, leggermente al di sopra della stima preliminare dello 0,3% e in linea con le aspettative del mercato.


Si tratta del terzo trimestre consecutivo di espansione, sostenuto da una revisione al rialzo della spesa pubblica. Allo stesso tempo, gli investimenti delle imprese sono diminuiti meno del previsto, suggerendo una spesa aziendale relativamente resiliente.


La domanda estera ha contribuito positivamente alla crescita per 0,5 punti percentuali, grazie all'aumento delle esportazioni (0,4% contro l'1,7% del primo trimestre) e al calo delle importazioni (-1,7% contro +0,3%).


I consumi privati, che rappresentano oltre la metà dell'economia giapponese, sono rimasti invariati, in linea con la stima precedente e in controtendenza rispetto alla crescita dello 0,4% registrata nel primo trimestre, poiché l'aumento dei costi continua a pesare sulla spesa delle famiglie.


AUSTRALIA


L'indice di fiducia dei consumatori australiani è crollato del 5,2% su base mensile, attestandosi a 84,4 punti a settembre 2026.


Il dato interrompe il recupero del mese precedente (+6,0%) e segna il primo calo da giugno, a causa dell'aumento dei prezzi del carburante e dei timori di ulteriori rialzi dei tassi d'interesse.


Le prospettive finanziarie delle famiglie si sono indebolite sensibilmente: le valutazioni sulla situazione rispetto a un anno fa sono scese del 9,2% a 72,6 punti, mentre le aspettative per i prossimi 12 mesi sono diminuite del 3,8% a 94,5 punti.


Anche il sentiment economico generale è peggiorato, con le prospettive a un anno in calo del 4,0% a 79,5 punti e quelle a cinque anni in diminuzione del 4,5% a 85,8 punti.


Secondo Matthew Hassan, economista di Westpac, il dato positivo sull'indice dei prezzi al consumo (CPI) di luglio aumenta la probabilità di un futuro rialzo dei tassi. Tuttavia, è improbabile che la RBA agisca sulla base di una singola rilevazione mensile dell'inflazione, considerata la volatilità della serie e il fatto che il prossimo aggiornamento del CPI sarà pubblicato il giorno successivo alla riunione di politica monetaria.


SALE ANCORA IL PETROLIO


Il prezzo del petrolio continua a salire anche oggi, 8 settembre 2026, registrando il terzo giorno consecutivo di rialzi, sostenuto dalle forti tensioni geopolitiche in Medio Oriente.


Nelle prime ore della mattinata, il Brent si attesta a 97 dollari al barile, mentre il greggio statunitense WTI viene scambiato a 93,36 dollari al barile.


La scorsa settimana il Brent aveva già accumulato un guadagno dell'8%, mentre il WTI era salito di quasi il 10%.


A infiammare i mercati sono stati i raid statunitensi dello scorso fine settimana contro tre petroliere iraniane, effettuati in risposta al lancio di missili balistici da parte dell'Iran contro due navi da guerra della Marina statunitense.


Il timore di blocchi prolungati o di controlli più rigidi lungo le principali rotte energetiche sta spingendo gli analisti a incorporare un significativo premio al rischio nel prezzo del greggio.


I mercati restano scettici sulla possibilità di una rapida de-escalation. In questo contesto, alcune grandi banche d'affari, tra cui Goldman Sachs, hanno ipotizzato che il petrolio possa arrivare fino a 120 dollari al barile qualora le tensioni nell'area dovessero aggravarsi ulteriormente.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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