ATTESA PER UNA SOLUZIONE PACIFICA
Seduta dai forti contrasti quella vissuta ieri a Wall Street, con un’apertura euforica seguita da un brusco cambio di rotta. Il movimento è stato probabilmente legato a prese di beneficio, ma anche ai nuovi scambi di colpi di arma da fuoco nello Stretto di Hormuz.
L’Iran non ha ancora risposto al memorandum inviato dagli Stati Uniti per porre fine al conflitto e ripristinare il transito delle petroliere attraverso lo Stretto. Tuttavia, la possibilità di una ripresa dei flussi energetici dalla regione, nonostante le tensioni locali, ha provocato nel corso della settimana un forte calo dei prezzi delle principali materie prime energetiche.
Questo movimento ha sostenuto il mercato obbligazionario e contrastato le aspettative di un imminente rialzo dei tassi da parte della Fed. Nonostante ciò, Wall Street ha chiuso la seduta in territorio negativo.
Tra i principali titoli, il comparto dei semiconduttori è rimasto stabile dopo il rally della seduta precedente.
AMD ha chiuso invariata dopo il balzo del 19% registrato ieri, trainato da previsioni particolarmente positive. Citi, invece, ha guadagnato l’1,5% dopo l’annuncio di un programma di riacquisto di azioni proprie da 30 miliardi di dollari.
Nel corso della notte, intanto, le borse asiatiche hanno aperto in calo, allontanandosi dai massimi storici toccati fino alla giornata di ieri.
VALUTE
Il dollaro si rafforza parzialmente in seguito al riacutizzarsi delle tensioni militari, recuperando circa lo 0,3% contro le principali valute.
Il cambio EUR/USD, dopo aver sfiorato quota 1,1800, ripiega verso area 1,1730, tornando in prossimità dei supporti chiave collocati tra 1,1700 e 1,1710. Movimento più accentuato per il cable, che scende dai massimi di 1,3630 ai minimi di 1,3550.
Di conseguenza, l’EUR/GBP risale fino a 0,8650, nel tentativo di un ritorno verso area 0,8670–0,8680. Anche le valute oceaniche correggono di circa 40 pips, mentre il franco svizzero rimane stabile a 0,9150 contro euro e a 0,7800 contro dollaro.
PETROLIO
Giovedì i futures sul petrolio WTI sono scesi verso gli 87,50 dollari al barile, prolungando il forte calo della sessione precedente. Successivamente, con la ripresa dell’azione militare, i prezzi sono tornati in area 93,00 dollari.
Gli investitori restano in attesa di un possibile accordo di pace, che potrebbe concretizzarsi con la firma del memorandum d’intesa inviato dagli Stati Uniti all’Iran tramite la mediazione pakistana. L’obiettivo è porre formalmente fine al conflitto e avviare una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz.
Teheran dovrebbe rispondere entro pochi giorni, avendo confermato di stare esaminando la proposta statunitense, mentre in una fase successiva sarebbero previsti negoziati più ampi sul programma nucleare iraniano.
Nel frattempo, gli ultimi dati indicano che le esportazioni di petrolio statunitensi hanno raggiunto livelli record la scorsa settimana, poiché molti Paesi si sono rivolti sempre più alle forniture americane per compensare le carenze legate al conflitto.
ORO
Nella notte l’oro ha superato i 4.700 dollari l’oncia, dopo aver mostrato forte volatilità nella sessione precedente. Il movimento avviene nonostante i rinnovati scontri tra Stati Uniti e Iran abbiano indebolito le speranze di un accordo di pace a breve termine e riacceso i timori inflazionistici.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che le forze americane hanno intercettato attacchi iraniani e condotto azioni difensive mentre cacciatorpediniere lanciamissili attraversavano lo Stretto di Hormuz. Al tempo stesso, è stato ribadito che non vi è l’intenzione di inasprire ulteriormente le ostilità.
L’amministrazione Trump attende ora una risposta ufficiale dell’Iran alla proposta finalizzata alla riapertura dello Stretto e alla conclusione del conflitto, in corso da quasi dieci settimane. Secondo alcune fonti, Teheran dovrebbe comunicare la propria posizione tramite il Pakistan entro i prossimi due giorni.
Nonostante il recente rimbalzo, l’oro rimane in calo di oltre il 10% dall’inizio del conflitto. La chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz ha infatti innescato un’impennata storica dei prezzi energetici, alimentando le pressioni inflazionistiche e rafforzando le aspettative di un possibile rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali.
USA: TIENE IL MERCATO DEL LAVORO
Negli Stati Uniti, ad aprile 2026 sono stati annunciati 83.387 licenziamenti, il dato più elevato degli ultimi tre mesi. Il numero risulta in aumento rispetto ai 60.620 di marzo, ma in calo del 21% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Il settore tecnologico è quello che ha registrato il maggior numero di annunci di licenziamento, seguito dalla logistica e dai servizi. L’intelligenza artificiale si conferma la principale causa di riduzioni del personale per il secondo mese consecutivo, rappresentando il 26% del totale.
Dall’inizio dell’anno, i datori di lavoro hanno annunciato complessivamente 300.749 licenziamenti, in calo del 50% su base annua. Il comparto tecnologico resta il principale responsabile, con l’intelligenza artificiale citata come causa di 49.135 licenziamenti, risultando la terza motivazione più rilevante nei piani di riduzione del personale.
Sul fronte dei sussidi di disoccupazione, le richieste in corso — un indicatore chiave del numero di persone che ricevono indennità — sono scese a 1,766 milioni nella settimana terminata il 25 aprile 2026. Il dato rappresenta il livello più basso dalla seconda settimana di gennaio 2024 ed è migliore delle attese di mercato, fissate a 1,800 milioni.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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