MERCATI IN ATTESA DELLE BANCHE CENTRALI
Wall Street ha chiuso la sessione di ieri, 27 luglio, con un andamento misto. Il Dow Jones è salito dello 0,51%, l'S&P 500 è rimasto sostanzialmente invariato (+0,02%), mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,18%.
In generale, i mercati hanno beneficiato della de-escalation e della tregua nelle operazioni militari tra Stati Uniti e Iran, un fattore che ha contribuito a ridurre l'avversione al rischio a livello globale. Anche alcuni asset più sensibili al rischio, come il petrolio, hanno registrato un calo, evitando tuttavia un impatto negativo più marcato sui mercati azionari.
Va però sottolineato che il settore tecnologico e i produttori di chip e semiconduttori hanno mostrato segnali di debolezza, appesantendo in particolare il Nasdaq.
Gli investitori restano comunque molto cauti, in attesa delle trimestrali delle Big Tech, che saranno pubblicate nel corso della settimana, e della decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse, prevista per domani. Al momento, lo scenario più probabile resta quello di un mantenimento degli attuali livelli dei tassi.
Nel corso della notte, i mercati azionari asiatici hanno registrato forti ribassi. I titoli del comparto semiconduttori hanno continuato a subire pressioni a causa delle crescenti preoccupazioni legate ai modelli di finanziamento dell'intelligenza artificiale e dell'intensificarsi della concorrenza cinese. I listini a maggiore componente tecnologica, come quelli di Giappone e Corea del Sud, hanno guidato le perdite regionali, con SK Hynix in calo di oltre il 12%.
VALUTE
Il dollaro si è mantenuto forte nei confronti delle principali valute concorrenti. In un contesto caratterizzato da persistente incertezza, il biglietto verde continua infatti a essere considerato la valuta rifugio per eccellenza.
Sebbene Stati Uniti e Iran abbiano ripreso il dialogo, non si può escludere un ritorno delle ostilità nei prossimi giorni qualora gli attuali negoziati dovessero fallire.
L'EUR/USD quota 1,1378, mentre il Cable (GBP/USD) si mantiene in area 1,3300. L'EUR/GBP resta stabile a 0,8550, con possibili obiettivi in area 0,8580-0,8590.
I principali supporti per l'EUR/USD si collocano a 1,1320, mentre quelli della sterlina si trovano in area 1,3290.
L'USD/JPY continua a stazionare in prossimità dei massimi, a 163,75, nonostante i consueti interventi verbali della Bank of Japan e del Ministero delle Finanze giapponese, che al momento non stanno producendo effetti significativi sul tasso di cambio.
Stabile il franco svizzero, con EUR/CHF a 0,9315 e USD/CHF a 0,8195.
Le valute oceaniche restano all'interno del trading range delle ultime sedute, in attesa delle decisioni di politica monetaria di RBA e RBNZ, che potrebbero fornire un nuovo impulso rialzista.
PETROLIO
Nuovo forte ribasso per il petrolio. Il WTI è sceso fino in area 79,85 dollari, minimo della notte, registrando la terza seduta consecutiva in calo.
A pesare sulle quotazioni sono state le dichiarazioni del presidente Donald Trump, secondo cui gli Stati Uniti sarebbero impegnati in "colloqui positivi" con l'Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. Tali dichiarazioni hanno alimentato l'ottimismo su una possibile normalizzazione dei flussi petroliferi provenienti dalla regione.
Secondo le indiscrezioni, Trump avrebbe scelto di sospendere gli attacchi contro l'Iran per concedere un'ulteriore opportunità ai negoziati. Gli Stati Uniti avrebbero interrotto le operazioni militari nella tarda serata di venerdì, dopo quasi due settimane di combattimenti, mentre anche Teheran avrebbe cessato gli attacchi di rappresaglia contro le basi statunitensi presenti nei Paesi limitrofi.
Nel frattempo, i negoziatori iraniani e omaniti si sono incontrati nel fine settimana nel tentativo di raggiungere un accordo che consenta il ripristino della navigazione attraverso lo strategico Stretto di Hormuz.
Dal punto di vista tecnico, il WTI si trova in prossimità di un supporto cruciale. Una sua eventuale violazione potrebbe aprire la strada a un test dell'area di 75,50 dollari e successivamente a livelli ancora più bassi.
ORO
Martedì l'oro è sceso in area 4.040 dollari l'oncia, annullando i guadagni della seduta precedente a causa delle persistenti preoccupazioni per un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve nel corso della settimana.
I mercati prezzano attualmente una probabilità superiore a un terzo di un rialzo dei tassi nella riunione di mercoledì. Si tratta di un livello di incertezza particolarmente elevato a così breve distanza da una decisione della Fed rispetto agli standard degli ultimi anni.
Una parte significativa degli analisti ritiene che la banca centrale statunitense possa decidere di aumentare i tassi per rafforzare la credibilità del presidente Kevin Warsh nella lotta all'inflazione, dopo le ripetute dichiarazioni a favore del ripristino della stabilità dei prezzi.
L'oro è rimasto sotto pressione anche dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump sui "colloqui positivi" con l'Iran per una soluzione del conflitto in Medio Oriente. Il conseguente calo del petrolio ha contribuito ad attenuare le preoccupazioni inflazionistiche e, di riflesso, le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi.
Trump ha tuttavia precisato che gli Stati Uniti sono pronti a riprendere le operazioni militari contro la Repubblica Islamica qualora i negoziati dovessero fallire, mantenendo elevata l'incertezza geopolitica.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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